La legge e' uguale per tutti e' una bella frase che rincuora il povero, quando la vede scritta sopra le teste dei giudici, sulla parete di fondo delle aule giudiziarie; ma quando si accorge che, per invocar la uguaglianza della legge a sua difesa, e' indispensabile l'aiuto di quella ricchezza che egli non ha, allora quella frase gli sembra una beffa alla sua miseria. Piero Calamandrei, 1954

“L’avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione e di carità.” Piero Calamandrei

«Molte professioni possono farsi col cervello e non col cuore.
Ma l’avvocato no. L’avvocato non può essere un puro logico, né un ironico scettico, l’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sè, assumere su di sè i loro dolori e sentire come sue le loro ambasce.

L’avvocatura è una professione di comprensione, di dedizione e di carità.” 
Pietro Calamandrei

Se l’espulsione dello straniero debba essere esclusa in considerazione della natura e della effettività dei vincoli familiari del ricorrente, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d’origine. (Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 6 maggio – 3 settembre 2014, n. 18608)

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 6 maggio – 3 settembre 2014, n. 18608
Presidente Di Palma – Relatore De Chiara

Premesso

1. – Il Giudice di pace di Cagliari respinse il ricorso del sig. M.N., cittadino del Senegal, avverso il decreto di espulsione emesso nei suoi confronti il 5 dicembre 2012 dal Prefetto della stessa città, ai sensi dell’art. 13, comma 2 lett. b), d.lgs. 25 luglio 1998, n. 286, per non aver chiesto il rinnovo del permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare scaduto il 15 giugno 2010.
Il sig. N. ha proposto ricorso per cassazione con quattro motivi. L’autorità intimata non ha svolto difese.
Con relazione ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. il Consigliere relatore ha ipotizzato l’accoglimento del primo motivo di ricorso, assorbito il terzo e dichiarati inammissibili gli altri. La relazione è stata ritualmente comunicata al P.M. e notificata agli avvocati della parti costituite. Non sono state presentate conclusioni scritte o memorie.

Considerato

2. – Con il primo motivo si ripropone la censura di violazione dell’art. 13, comma 2 bis, d.lgs. n. 286 del 1998 già proposta con l’impugnazione del decreto espulsivo. Si lamenta che né il Prefetto, né il Giudice di pace abbiano tenuto conto dei legami familiari e dell’inserimento sociale del ricorrente, il quale era giunto in Italia nel 2004 per ricongiungimento al padre, divenuto cittadino italiano, e, pur essendosi poi distaccato dal genitore per dissapori familiari, era intenzionato a conservare l’unità del suo nucleo familiare, si era integrato nel nostro paese, instaurando anche una stabile relazione sentimentale con una ragazza italiana, ed era privo di precedenti o pendenze penali.
2.1. – Il motivo è fondato.
L’art. 13, comma 2 bis, d.lgs. 286/98 prevede che «nell’adottare il provvedimento di espulsione ai sensi del comma 2, lettere a) e b), nei confronti dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ovvero del familiare ricongiunto, ai sensi dell’articolo 29, si tiene anche conto della natura e della effettività dei vincoli familiari dell’interessato, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d’origine». La norma, introdotta dal d.lgs. 8 gennaio 2007, n. 5, di attuazione della direttiva 2003/86/CE sul diritto al ricongiungimento familiare, tende a salvaguardare il diritto alla vita familiare dello straniero tutte le volte che esso non contrasti con prioritari interessi pubblici (e infatti non trova applicazione nel caso di espulsione per pericolosità sociale ai sensi della lett. c) dell’art. 13, comma 2, cit.). In funzione di tale diritto l’espulsione dev’essere evitata ancorché sarebbe consentita sul mero presupposto della posizione irregolare dello straniero.
Nell’ordinanza impugnata manca invece del tutto una valutazione dei profili, indicati dalla norma in esame, inerenti al diritto alla vita privata familiare del ricorrente, il quale, pure, li aveva dedotti in giudizio nei termini più sopra esposti. Il Giudice di pace, infatti, si è limitato a motivare con riferimento alla non dimostrata titolarità, da parte del ricorrente, di un documento valido per l’espatrio, di una stabile dimora ove essere rintracciato, di un lavoro che gli garantisse un reddito certo, e ciò al solo fine di giustificare il suo immediato accompagnamento alla frontiera.
3. – Resta conseguentemente assorbito il terzo motivo di ricorso, con cui si lamenta la mancata assunzione delle prove testimoniali addotte per dimostrare il radicamento sociale del ricorrente in Italia.
4. – Il secondo e il quarto motivo di ricorso sono connessi e vanno perciò esaminati congiuntamente.
4.1. – Con il secondo motivo si denuncia la nullità dell’ordinanza impugnata perché vi si afferma che il giudice aveva accertato personalmente la conoscenza della lingua italiana da parte del ricorrente per averlo sentito personalmente all’udienza, nel cui verbale, però, non vi è traccia di tale audizione.
4.2. – Con il quarto motivo si denuncia violazione dell’art. 2, comma 6, d.lgs. n. 286 del 1998 riproponendo la censura di omessa traduzione del decreto espulsivo in lingua conosciuta dal destinatario.
4.3. – Quest’ultima censura è inammissibile.
Il Giudice di pace, infatti, l’ha respinta osservando che il ricorrente conosceva l’italiano perché viveva in Italia dal 2004 e, data la sua giovane età e le relazioni personali e di lavoro che egli stesso adduceva di avere nel nostro paese, era da presumere con certezza che avesse imparato la nostra lingua, e «del resto – ha aggiunto – lo stesso decidente ha rilevato che il cittadino straniero, presente all’udienza di comparizione e sentito personalmente, comprende la lingua italiana».
L’accertamento della conoscenza della lingua italiana da parte del ricorrente è un accertamento di fatto, che il ricorrente avrebbe dovuto dunque censurare deducendo opportunamente un vizio di motivazione ai sensi dell’art. 360, primo comma n. 5, c.p.c.: il che però non è avvenuto.
Inammissibile è anche la censura di cui al secondo motivo, la quale si riferisce ad un passaggio della motivazione dell’ordinanza impugnata – quello sopra riportato testualmente – di mero rincalzo e privo di decisività.
5. – L’ordinanza impugnata va pertanto cassata, in accoglimento della censura accolta, con rinvio al giudice indicato in dispositivo, affinché valuti, assunte le prove eventualmente necessarie ed ammissibili, se l’espulsione debba essere esclusa in considerazione della natura e della effettività dei vincoli familiari del ricorrente, della durata del suo soggiorno nel territorio nazionale nonché dell’esistenza di legami familiari, culturali o sociali con il suo Paese d’origine.
Il giudice di rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il terzo e inammissibili il secondo ed il quarto, cassa l’ordinanza impugnata e rinvia, anche per le spese, al Giudice di pace di Cagliari in persona di altro magistrato.

ASGI: “La fine di Mare Nostrum: un arretramento politico ed etico inaccettabile per la coscienza democratica europea”

Comunicato stampa del 29 agosto 2014 

La fine di Mare Nostrum: un arretramento politico ed etico inaccettabile per la coscienza democratica europea

L’Europa e, con essa, l’Italia (che pure aveva ed ha messo in atto un tentativo di cambiamento coraggioso) sembrano nuovamente arretrare, fisicamente ed eticamente, sulla propria linea di confine, indifferenti alle tragedie che si consumano a pochi chilometri di distanza e alla tutela delle vite umane.

L’ASGI esprime profondissima preoccupazione per le conclusioni del vertice tra il ministro degli Interni italiano Alfano e la Commissaria UE Malmstroem relativo alla prosecuzione degli interventi di ricerca e salvataggio dei migranti nel mare Mediterraneo.

Era auspicio dell’ASGI, come di tutti gli enti di tutela dei diritti umani fondamentali in Europa, che l’operazione Mare Nostrum divenisse un’operazione europea, facendo propria da parte dell’Unione, pur con i cambiamenti necessari in termini di mandato di azione, catena di comandi e distribuzione delle responsabilità.

In questo modo sarebbe stata salvaguardata la principale finalità dell’operazione Mare Nostrum, ovvero quella di mettere in atto una condotta attiva di rintraccio e soccorso delle barche di migranti (in assoluta prevalenza di rifugiati), spingendo l’intervento nelle acque internazionali e avvicinando, così, la protezione nei confronti delle persone in fuga.

Al contrario, l’unico elemento di certezza che pare emergere dalle vaghissime dichiarazioni conclusive del vertice Alfano-Malmstroem è che la futura operazione, al momento chiamata “Frontex Plus” e la cui stessa futura esistenza è tuttora solo una mera ipotesi, si limiterà alla gestione degli interventi di pattugliamento e soccorso al limite delle acque territoriali europee, ovvero solamente 12 miglia dalla costa , non spingendosi più nelle acque internazionali, come ha fatto Mare Nostrum, operando fino a 170 miglia dalle coste italiane.

Viene di fatto sconfessata, pur dietro vuote formule rituali di apprezzamento dell’operazione stessa , l’importantissima novità in termini di politica europea del diritto di asilo e di applicazione del diritto internazionale in materia di ricerca e soccorso in mare rappresentata dall’operazione Mare Nostrum, grazie alla quale diverse migliaia di persone sono state tratte in salvo.

Va evidenziato come proprio nei giorni precedenti il vertice si sono intensificati di attacchi a Mare Nostrum, accusato addirittura di avere aumentato il numero di morti in mare in quanto le organizzazioni dei trafficanti avrebbero fatto partire imbarcazioni in condizioni ancora più precarie in ragione della maggiore vicinanza degli interventi di soccorso. Si tratta di una ipotesi alquanto azzardata, tutta da dimostrare, e che ha finito per spostare l’attenzione dalle ragioni di fondo che hanno prodotto l’intensificarsi delle partenze, ovvero il precipitare delle crisi umanitarie in Siria e in diverse aree del continente africano, nonché al processo di disgregazione della Libia.

L’annunciato cambiamento di rotta che dovrebbe avvenire con “Frontex Plus” non è stato accompagnato neppure da un preciso impegno ad intervenire seriamente nei paesi di transito dei rifugiati per aumentare i canali di ingresso sicuri dei rifugiati e l’ipotesi di un piano europeo di reinsediamento dei rifugiati non pare essere stato neppure oggetto dei colloqui.

Nello stesso tempo, però, sono trapelate indiscrezioni sull’ opportunità di mettere in campo strategie finalizzate a contrastare le partenze attraverso accordi con paesi terzi e, addirittura, fonti informali della Commissione (non smentite) hanno parlato di ipotesi di “dirottamenti” delle barche dei migranti, un’espressione che pare riproporre in sostanza lo spettro dei respingimenti sulla cui illegalità la Grande Camera della Corte Europea dei diritti dell’Uomo si è espressa con chiarezza con la Sentenza Hirsi del 23 febbraio 2012 con la quale condannò proprio la politica italiana dei respingimenti.

L’Europa e, con essa, l’Italia (che pure aveva ed ha messo in atto un tentativo di cambiamento coraggioso) sembrano nuovamente arretrare, fisicamente ed eticamente, sulla propria linea di confine, indifferenti alle tragedie che si consumano a pochi chilometri di distanza e alla tutela delle vite umane.

L’ASGI fa appello:

  • al Governo italiano affinché recuperi il profilo alto che aveva finora saputo tenere con l’operazione Mare Nostrum e riproponga all’Europa la discussione sull’avvio di una operazione comune europea con le caratteristiche di fondo di Mare Nostrum;

  • alla Commissione UE e al Parlamento Europeo affinché l’accordo annunciato venga profondamente rivisto e si rilanci una nuova fase della politica europea sull’asilo e la protezione dei diritti fondamentali di coloro che fuggono da gravi violazioni dei diritti umani;

  • all’U.N.H.C.R. (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) e a tutti gli enti ed organismi di tutela dei rifugiati in Italia e in tutti i paesi dell’Unione affinché facciano sentire la loro voce nei confronti delle autorità italiane ed europee affinchè si dia avvio, come sopra indicato, ad una effettiva operazione comune europea di pattugliamento e soccorso nel Mediterraneo, in acque europee ed internazionali.

Torino, 29 agosto 2014